All’inizio di ogni incontro, prima di lasciar andare i bambini a ritrovare nella sala il piacere del gioco, ricordo a tutti le condizioni di sicurezza che devono assolutamente rispettare: non è possibile farsi male, fare male agli altri e non è possibile distruggere ciò che gli altri costruiscono.
Un bambino mi apostrofa e dice con l’indice alzato: “E comportarsi bene!”
Allora chiedo: “Cosa significa comportarsi bene?”
Interviene un altro: “Fare i bravi!”
Io insisto: “Ma cosa intendete voi per fare i bravi?”
A quel punto, con mio grande divertimento, sento un bambino dire al gruppo: “Martina non sa proprio niente!” E per un attimo c’è della complicità tra loro, loro che sanno a cosa si riferiscono e io che invece continuo a non dare per scontato quello che vogliono dire.
Poi silenzio.
Timidamente qualcuno azzarda delle risposte: “Vuol dire obbedire…” , “E ascoltare…”, “Vuol dire fare quello che dicono gli adulti”.
In mezzo secondo passano dentro di me tanti pensieri: fare i bravi vuol dire fare quello che dicono gli adulti. Ah davvero? Questo, credo, piacerebbe tanto agli adulti perchè sarebbe molto più semplice entrare in relazione con i bambini, ma a quale prezzo? Quando un bambino non può esprimere la sua persona e tutte (dico tutte!) le sue emozioni, le sue fragilità, le sue fatiche siamo sicuri che si stia “comportando bene”? O forse sta cercando di rimanere come può dentro una regola rigida e che non comprende nemmeno fino in fondo, il cui rispetto però è necessario a non perdere il bene più grande ossia la relazione con quell’adulto e l’amore di quell’adulto?
Non facciamo confusione! I bambini non devono fare “quello che dicono gli adulti”, devono rimanere con il loro comportamento dentro un limite che è stabilito dall’adulto, ma entro il quale possono essere liberi di muoversi come sentono, come vogliono. I limiti infatti sono necessari e importantissimi e servono a garantire la sicurezza di ognuno, ma anche la sua libertà di espressione. I bambini non sono liberi quando non hanno limiti, in quel caso, come dico spesso, sono persi. I bambini sono liberi dentro un confine chiaro e ben comprensibile che noi adulti poniamo. In questo limite trovano appunto sicurezza, sicurezza nel separarsi, nel costruire la propria identità in modo autonomo, nel dire di no quando è no e di sì quando è sì. I limiti aiutano tantissimo il simbolico. Le regole invece, quelle a cui si deve obbedire per i grandi, portano esattamente quello che offrono: rigidità, dipendenza, omologazione e tanta tanta rabbia (che poi da qualche parte dovrà pure uscire no?).
Ho risposto così: “Vi dico una cosa, qui è il posto dove si può fare quello che dicono i bambini!” e con questo li ho lasciati andare al gioco.